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All IPCC definitions taken from Climate Change 2007: The Physical Science Basis. Working Group I Contribution to the Fourth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change, Annex I, Glossary, pp. 941-954. Cambridge University Press.

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Climate Hustle

Lo scioglimento del ghiaccio in Artico non è altro che un ciclo naturale

Che cosa dice la Scienza...

Il ghiaccio marino artico è in fase di ritiro negli ultimi 30 anni. Il ritmo della diminuzione è in fase di accelerazione e nella realtà sta superando le previsioni di diversi modelli.

Le argomentazioni degli scettici...

"Nel 2007 l’emisfero settentrionale  ha registrato il minimo di estensione dei ghiacci tanto che il passaggio a Nord Ovest risultò aperto. Nella circostanza ci dissero che lo scioglimento dei ghiacci stava avvenendo più velocemente di quanto previsto. Ciò che ci hanno detto è solo parzialmente vero in quanto conosciamo lo stato dei ghiacci nella zona solo dal 1970 mentre sappiamo che l’episodio si è già verificato in passato” (Matt Rogers)
  Il riscaldamento globale influisce sul ghiaccio marino dell’Artico in diverse maniere. L’aumento della temperatura dell’aria è stato osservato negli ultimi 3 decenni sia attraverso boe marine che con radiometri montati su satelliti  (Rigor 2000, Comiso 2003). La radiazione infrarossa diretta verso il basso è aumentata come atteso a seguito dell’aumento di temperatura, del vapore acqueo e della nuvolosità (Francis 2006). Inoltre l’oceano trasporta più calore verso le acque artiche (Shimada 2006).
Con lo sciogliersi dei ghiacci marini si forma un meccanismo di feedback che aumenta il ritmo della perdita di ghiaccio. Il processo di feedback ghiaccio-albedo è divenuto il fattore dominante sin dalla metà degli anni ’90 (Perovich 2007).

I ghiacci perenni più vecchi sono più spessi  ed hanno più probabilità di sopravvivere alla stagione di scioglimento estiva. Questi riflettono più radiazione solare e lasciano passare meno radiazione nell’oceano. Misure satellitari hanno rilevato che nei 3 decenni trascorsi la quantità di ghiaccio marino perenne è continuata con regolarità (Nghiem 2007). Conseguentemente lo spessore medio del ghiaccio marino dell’oceano Artico si è assottigliato passando da 2.6 m del Marzo 1987 ai 2.0 m del 2007 (Stroeve 2008).Il riscaldamento globale ha un effetto di lungo chiaramente osservato sul ghiaccio marino artico. Infatti, sebbene i modelli climatici prevedano che il ghiaccio marino artico si ridurrà in conseguenza dell’aumento dei gas serra, il ritmo attuale di ritiro al termine della stagione di scioglimento supera di un fattore 3 le previsioni dei modelli stessi (Stroeve 2007).

Figura 1: estensione del ghiaccio marino artico in Settembre ( linea blu sottile) e trend di lungo periodo ( linea spessa blu scuro).La estensione ghiaccio è definita dalla superficie racchiusa dal bordo dei ghiacci (dove la concentrazione scende sotto il 15%).

Che cosa ha causato la grande perdita di ghiaccio del 2007?

La improvvisa caduta della estensione dei ghiacci marini del Giugno 2007 nell’oceano Artico centrale ha superato tutte le attese. La superficie dei ghiacci marini fu del 40% più bassa di quella dei livelli degli anni ’80 e del 20% inferiore a quella del precedente minimo del 2005. La causa principale dello scioglimento del 2007 risiede nelle anomale condizioni  meteorologiche. Una configurazione anticiclonica si venne a formare all’inizio di Giugno 2007sull’oceano artico centrale  e persistette per 3 mesi (Gascard 2008). A ciò si aggiunse un sistema di basse pressioni centrate sulla Siberia centrale ed occidentale. Si generarono dei venti persistenti meridionali tra i due centri barici che diedero origine ad un flusso di aria calda dal nord della Siberia che causò lo scioglimento   del ghiaccio. I venti inoltre contribuirono a trasportare lontano i ghiacci dalla costa siberiana. Oltre a ciò i cieli in presenza dell’anticiclone sono prevalentemente sereni e pertanto la riduzione della nuvolosità e la conseguente maggior radiazione solare contribuirono a rafforzare l’azione di riduzione dei ghiacci marini (Kay 2008). Sia la configurazione della circolazione dei venti che la ridotta nuvolosità furono anomale ma non eventi senza precedenti, Una situazione simile si ebbe nel 1987 e nel 1977. Comunque nelle precedenti situazioni non si ebbero  effetti così marcati come nel 2007. La forte riduzione dei ghiacci marini del 2007 fu anche conseguenza del fatto che il pack marino aveva subito per due decenni un assottigliamento ed una riduzione della estensione, e quindi il pack era diventato più vulnerabile alle condizioni meteorologiche presentatesi (Nghiem 2007).

Conclusioni

Recenti discussioni sui cicli oceanici si sono focalizzate  su come la variabilità intrinseca del fenomeno possa rallentare il riscaldamento globale. Lo scioglimento dei ghiacci artici del 2007 è un esempio che fa riflettere su come la variabilità intrinseca di un fenomeno possa incidere sul trend di lungo periodo del riscaldamento globale.

Translation by lciattaglia, . View original English version.



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